Traduzione: Arcade Fire – Funeral

Traduco Canzoni.

funeral

Il mondo è un isolato in cui i cuori della gente sono impazziti e battono ritmi irregolari, ha nevicato tantissimo, è saltata la luce e tutti hanno voglia di ballare.

1. Neighborhood #1 (Tunnels)
2. Neighborhood #2 (Laika)
3. Une année sans lumière
4. Neighborhood #3 (Power Out)
5. Neighborhood #4 (7 Kettles)
6. Crown of Love
7. Wake Up
8. Haiti
9. Rebellion (Lies)
10. In the Backseat

1. VICINATO #1 (TUNNEL) (Neighborhood #1 (Tunnels))
E se la neve seppellisse il mio,
Il mio vicinato.

Se i miei genitori stessero piangendo
Scaverei un tunnel dalla mia finestra alla tua.
Sì, un tunnel dalla mia finestra alla tua.

Tu ti arrampicheresti su per il camino
E ci incontreremmo a metà,
In mezzo alla città.
E siccome non ci sarebbe nessuno in giro
Ci lasceremmo crescere i capelli e ci dimenticheremmo tutto quello che, una volta, sapevamo.
Vivendo là fuori, nella…

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Fenomeno One Direction: ma vai a vederli o a sentirli?

San Siro, il tempio del rock, ha visto esibirsi il 28 e 29 Giugno i One Direction.

One Direction

Vi riporto qui sotto un interessante articolo pubblicato su ilSussidiario.net

Impressioni a caldo di un papà che fanno riflettere. Mi chiedo solo una cosa: le ragazze vanno a vedere o a sentire i One Direction? La differenza sembra sottilissima ma in realtà è abissale. Mi vengono in mente i Beatles (non voglio di certo paragonarli musicalmente, ci mancherebbe) che decisero di smettere di suonare perché la gente andava ai loro concerti solo per vederli e urlare per loro, senza ascoltare le loro canzoni.

 

ONE DIRECTION, IL CONCERTO/ Agli esami e agli show si va preparati: ricordi di un padre che accompagna la figlia al suo primo spettacolo

Musica e concerti

lunedì 30 giugno 2014

Ad un esame e a un concerto ci si presenta preparati. Mi faccio prestare il cd di mia figlia (lasciandola a bocca aperta per la richiesta: “ma mi stai prendendo in giro o dici sul serio?”) e ormai tutte le canzoni mi frullano in testa da una settimana tra un brano di Stravinsky, uno dei King Crimson e uno di Miles Davis (Around Midnight). Ma “I don’t care what people say when we’re together”. E’ tutta la mattina che cerco di frenare mia figlia: 13 anni, primo concerto della sua vita, San Siro. Ai miei tempi mio padre non mi ha lasciato andare ai concerti prima del compimento della maggiore età, ma come diceva lo zio Bob i tempi stanno… no. Non posso citarlo proprio qui…

La figlia non sta più nella pelle e arriviamo allo stadio verso mezzogiorno. dobbiamo fare la fila all’ingresso 10. Ci sono dei nastri di plastica che impediscono l’accesso, chiedo alla sicurezza. mi dice che bisogna andare all’ingresso 13 o 14. “No, guardi che dobbiamo entrare al 10”. “Sì, lo sappiamo ma la fila incomincia da là…”.

Ok. Mi sembra che la sicurezza abbia fatto un buon lavoro, ha spezzato in vari tronconi intervallati da spazi vuoti i gruppi della fila in modo tale che non stiano a premere e ad ammassarsi per ore ed ore.

Comincio ad avere un po’ di nausea dal numero di offerte per comprare braccialetti, collanine, fasce, cappellini, canottiere e magliette tra il fumo delle salamelle che incominciano a sfrigolare. Per fortuna il colore fuxia mi ricorda che no, non siamo ad un concerto di Springsteen. Per compensare il senso di colpa mi son portato la bibbia sui King Crimson, sì quella di Sid Smith e incomincio a leggere dalla formazione del gruppo della seconda incarnazione. Una signora di Torino mi chiede se ho qualcosa da far leggere anche a lei. Le do un libretto di esercizi spirituali, li sfoglia per qualche minuto e poi me lo restituisce. Ogni tanto si va avanti. ma tanto se non aprono i cancelli che ci fanno avanzare a fare? Boh.

Verso le 14 incominciano a verificarsi fenomeni di allucinazione collettiva. Qualche tecnico, uomo della sicurezza o chi altro si affaccia dallo stadio… apriti cielo: isterici garriti si alzano dalla fila. Urla incontrollate, avvistamenti ufo… Sembra di essere in un documentario dei Beatles, solo che lì era in bianco e nero e ho sempre sognato di esserci anch’io… Spero solo che le carica delle 101 quindicenni non parta incontrollata verso di noi a malapena trattenute dai nastri di plastica della sicurezza. Mia figlia un po’ partecipe e un po’ ironica quando vede i piccioni grida all’avvistamento della colomba di Louis:  “Keviiiiin”. Ogni tanto le voci femminili intonano dei canti dei nostri: “mamma sembra una processione” nota la ragazza di Torino vicino a noi.

Alle 16 e qualcosa ci fanno entrare in modo molto controllato.

Dentro mia figlia tenta di andare sotto il palco, mentre io mi posiziono appoggiato alle transenne dove scorre il binario degli spostamenti della telecamera. Ottima vista, nessuno davanti che si alzi, salti o apra l’ombrello. Un po’ d’acqua rinfresca il clima. Mi guardo attorno: San Siro dalle gradinate sembra molto grande, dal prato vicino al palco sembra molto più piccolo. excursus_prova_scritta_di_geometria: è ovvio che se ti metti sul bordo di una figura geometrica la distanza dall’altro bordo è massima, se ti metti in centro minimizzi la distanza da tutti i bordi e sembra più piccolo. Speriamo che mi diano un buon voto. Fine_excursus_prova_scritta_di_geometra.

Si fraternizza sospirando (Ehh… cosa non si fa per i figli…) con gli altri genitori venuti da Torino e Vicenza (tre ore di pullman). Mi sento fortunato ad essere in zona. Mia figlia ritorna nella nostra zona ora che ha visto cosa è capace di fare un fan sotto il palco pur di avvicinarsi di 10 centimetri. Bene. La saggezza si acquisisce velocemente.

Il gruppo di spalla, 5 Seconds Of Summer da nota sul biglietto dovrebbe iniziare alle 18, in realtà fino alle 19 e qualcosa tra un po’ di pioggia e l’attesa tutto tace: ancora un po’ è diventano 5 secondi d’autunno (impressioni di settembre? no di fine giugno). Poi iniziano a trasmettere dei video musicali sugli schermi e la folla impaziente le canta tutte le canzoni trasmesse. Avrebbero potuto pensarci prima ad intrattenere il pubblico che era in attesa da molte ore. L’unico svago era salutare urlando alle telecamere volanti quando facevano le prove sulla testa delle gente.

Finalmente poco prima della 20 inizia a suonare il gruppo di spalla una sorta di pop-punk: atteggiamenti punk (capelli verdi, pose ‘mitiche’, smorfie e boccacce ecc) e melodie più o meno pop suonate da chitarre distorte, potrebbe essere un sound di quelli che mi piacciono, ma non riesce a prendermi, pazienza, mi hanno sempre dato sui nervi queste recite da rockstar, non sono venuto a teatro.

Alle 21 e 10 entrano gli 1D e lo stadio impazzisce: uno stadio che urli così in acuto è un’esperienza inconcepibile se non la vivi. Molto più assordante degli amplificatori. meno male che non c’erano bicchieri di cristallo. Gli 1D fanno un grande concerto sparpagliandosi nelle varie appendici sul palco, raccogliendosi e dialogando con pubblico adorante. Molto rilassati (non avevano certo bisogno di conquistarsi il pubblico, che invece conquista loro). Prendono e danno tutto quello che possono.

A differenza delle altre boyband che risolvono il problema di avere cinque frontman nello stesso momento vestendosi in uniforme e facendo balletti e coreografie di gruppo che sbiadiscono le singole personalità questi si vestono e cantano ognuno alla sua maniera. ovviamente tutto studiato, tutto calcolato, ma la sensazione è di una coordinazione, un’unità che non sacrifica le singole personalità e… sì… è una bella sensazione.

Ovviamente dietro c’è una band di professionisti chitarra, basso, tastiera e batteria che rimane nell’ombra a supportarli. Spettacolo molto curato. Molto meglio il pop puro degli 1D che il pop-punk delle spalle. Anche cose pacchiane come i fuochi d’artificio a bordo del palco all’inizio, in mezzo e alla fine non mi danno quella sensazione di kitch come mi sarei aspettato in altre occasioni. E’ un grande spettacolo e ci sta.

Un paio di grandi schermi rivolti al pubblico, altre pareti di schermi che racchiudono la parte dove suona la band, passerelle a destra, sinistra e dritto fino al palchetto di fronte alle gradinate, che ad un certo punto si eleva e si avvicina ulteriormente alle gradinate più alte.

Era IL concerto di mia figlia, mi ero preparato ascoltando il disco (visti i soldi che devo spendere sono deciso a prendere tutto il positivo che si può, perché come dicevo a mia figlia: “ai concerti e agli esami si va preparati”) per cui riesco a seguire il flusso di canzoni e canticchiare i ritornelli. Il concerto prosegue con i tempi di chiacchiera tra di loro e col pubblico (rispondono anche a richieste fatte dalle fan via internet in una specie di talk-show per 5 o 50000 persone e Niall accenna anche qualche passo di ceili dance seguito goffamente dai compagni). Non si risparmiano tutti i siparietti delle star anglosassoni in terra italica (il minimo è “ciao Milano”, lo faccio anch’io quando entro in ufficio, fino al “mi sono innamorato dell’Italia per tre motivi:1 il cibo, 2 il vino, e 3…  VOI” ihhhh ihhh ihhhh le rondini dello stadio tornano in delirio), mia figlia osteggiata dalle fan più in forze, alla fine prende al volo la bottiglietta d’acqua schiacciata che Harry lancia al pubblico: credo che finirà in una teca di qualche museo.

Su una canzone le fan hanno preparato una fantastica coreografia dello stadio: hanno distribuito delle ‘tovagliette’ di vari colori per ogni parte dello stadio e durante una delle canzoni si deve tirare fuori la bandiera colorando così tutto lo stadio con una grande scritta tipo “we love 1D” o cose del genere e tutte le bandiere dei loro paesi (ma mi sembrava di averlo già visto col cardinale e i cresimandi…). Molto bello, tant’è che registrando il dvd dalle due serate hanno fatto rifare con calma la ‘amazing’ coreografia per farsi una foto ricordo e riprendere bene con le telecamere (midnight memories). Fa sempre piacere uno stadio che è un cuore solo con i cantanti… Maledetto effetto live! Quello che alla fine del concerto ti fa comprare qualsiasi cosa che ti ricordi la serata, anche fosse un boccetta con dentro le statuine dei cantanti e la neve che cada quando la giri…

Alternando lo sguardo sugli schermi e sul palco capisco anche che quello che succede tra un gruppo e il suo pubblico è proprio questo rapporto di botta e risposta, cinque figurine sullo sfondo di uno stadio stellato dagli accendini del pubblico. No. Sono troppo vecchio e le fan sono troppo giovani. Ora si usano gli schermi dei cellulari per queste cose… Ma insomma… non importa: sentimenti facili, ma il rito e la magia è sempre quello. Il problema poi è che quando volgi lo sguardo dalla passerella allo schermo vedi riprodotta solo metà di quello che succede, del botta e risposta, cioè vedi la faccia del cantante, ma non quello da cui lui è investito. Bisognerebbe trovare il mezzo tecnico per rendere di più la sensazione che ha lui quando è di fronte a tutti gli altri.

Infine commossi finiscono il concerto alle 20:40 precise (un’ora e mezza) e con i 3 bis passano le 23. Padre e figlia rimaniamo molto soddisfatti. Usciamo tranquilli tra il muro di genitori fuori che aspettano i figli, un po’ come all’uscita delle elementari ma elevato alla tredicesima. Commentiamo il concerto appena ascoltato. Primo concerto della sua vita, 13 anni, San Siro. E ai concerti e agli esami ci si arriva preparati. Entriamo in macchina e mettiamo il disco a tutto volume: “I’m on fire, I’m on on fire now… I’m on fire now…”.

(Pierluca Mancuso)

(p.s. gli esami sembrano andati bene)

 

Compositing: costruire, creare, progettare

Il compositing è la combinazione di elementi visivi provenienti da fonti separate in singole immagini, spesso per creare l’illusione che tutti questi elementi sono parti della stessa scena. Le tecniche di riprese in live action per il compositing sono chiamate a volte chroma keyblue screen o green screen. Oggi in quasi tutti i casi, il compositing viene ottenuto attraverso la manipolazione di immagini digitali, ma forme di compositing pre-digitale risalgono addirittura ai film di Georges Méliès alla fine del diciannovesimo secolo.

BA_Mondellini

Locandina realizzata da Luca Mondellini in NABA

Tutte le tecniche di compositing si fondano sul principio di sostituire parti di un’immagine con altro materiale proveniente nella maggior parte dei casi da altre immagini. Nel compositing digitale i software considerano le aree che abbiano una precisa tonalità di colore (e poche altre variazioni) come le aree da sostituire; a quel punto ogni pixel che abbia quel preciso colore verrà sostituito con un pixel da un’altra immagine, allineata in modo che sembri parte dell’originale.

In NABA quest’anno ho potuto andare a fondo del compositing esplorando il mondo di After Effects.